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Il Fumetto, il Disegno, la Grafica: Valentino Villanova racconta la sua arte

Quando il disegno nasce da una predisposizione innata e da una profonda passione, è inevitabile che l’artista senta la necessità di esplorare e sviluppare la propria tecnica sotto molteplici aspetti. Nascono così giovani dal talento poliedrico come Valentino Villanova, laureato in Architettura a Venezia, la cui versatilità gli permette di spaziare dalle caricature per matrimoni e lauree, fino al fumetto ed alla grafica pubblicitaria, senza perdere mai un colpo.

Valentino, padovano classe 1979, ha messo la propria arte a disposizione di nomi prestigiosi come Volkswagen, Vodafone, l’Associazione Cattolica Italiana, il Calcio Padova e molti altri. La nostra tipografia online StampaVolantini.org, impegnata non solo in ambito di stampa online ma anche nella vera e propria arte dell’advertising, è sempre alla ricerca di talenti in grado di fornire un valore aggiunto al termine di grafico pubblicitario: abbiamo così contattato Valentino per rivolgere direttamente a lui alcune domande che ci permettano di comprendere meglio la sua visione del mestiere di illustratore.

Ciao Valentino, innanzitutto grazie per aver accettato la nostra intervista. Partiamo dagli inizi: quando e come nasce la tua passione per il disegno?

La mia passione nasce da quando ho imparato a tenere una matita in mano: da quel momento non ho mai smesso di disegnare, di tutto e ovunque. Poi con il tempo ho imparato la tecnica, mi sono applicato molto, ho imparato dai grandi maestri, fino a trasformare la mia passione in lavoro.

 

Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato maggiormente?

Sono sempre stato un degustatore di fumetti fin da piccolo: sono stato un accanito lettore di Dylan Dog e i suoi disegnatori li considero dei maestri (Corrado Roi, Claudio Castellini,…), anche se il mio stile con il passare del tempo si è allontanato dalle atmosfere dylandoghiane quando ho scoperto Leo Ortolani ed il suo Rat-Man. La svolta professionale, probabilmente, è stata il mio primo incontro con il grande Giorgio Cavazzano, mentre esercitavo ancora la professione di architetto: mi ha dedicato momenti preziosi del suo tempo per valutare i miei disegni e darmi consigli grafici.

 

Hai seguito dei corsi particolari per affinare le tue abilità o sono frutto di un metodo autodidattico?

Come tanti colleghi disegnatori sono un autodidatta. Non nego che il mio percorso di studi in architettura mi sia stato molto utile per gestire al meglio, a livello tecnico, prospettive e composizioni grafiche, a livello professionale, nel saper gestire un progetto in tutti i suoi aspetti. Pur avendo avuto un approccio da autodidatta, non significa non aver studiato: ricordo bene le ore passate a ridisegnare le tavole dei fumetti che mi colpivano particolarmente, per capire come i professionisti gestivano prospettive, ombre, inquadrature e composizioni.

 

Nel corso della vita di un artista è quasi inevitabile confrontarsi con i propri modelli di riferimento. Talvolta può essere frustrante, altre volte invece sprona ed aiuta a ricercare il proprio potenziale. Qual è stata la tua esperienza in merito e quanto ritieni sia importante l’autocritica in ambito artistico?

Ritengo che il confronto con i colleghi e professionisti sia essenziale per poter sempre crescere e aggiornarsi: le critiche che ho ricevuto mi hanno permesso di capire su cosa dover lavorare maggiormente per ottenere un risultato migliore. Bisogna invece diffidare degli elogi di amici e parenti che vedono nei tuoi lavori sempre la perfezione: questo raramente permetterà di migliorare!

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Quando hai capito che il disegno sarebbe stato anche il tuo lavoro?

Il disegno l’ho sempre considerato la mia grande passione, quello per cui ero nato, ma ho scelto inizialmente per la mia professione la strada dell’architettura. Al disegno quindi dedicavo il tempo libero, le serate ed il fine settimana. Quando il mio tempo ha iniziato ad essere occupato interamente dalle commissioni dei clienti, in quel momento ho realizzato che la mia passione stava diventando il mio lavoro.

 

E’ difficile per un giovane di oggi vivere scegliendo il disegno come carriera?

Difficile come per qualsiasi altra professione, anzi probabilmente più semplice perché si è mossi dalla passione: se si ha il coraggio di ascoltarla e seguirla, con dedizione e professionalità, la strada è in discesa!

 

Fumetti, caricature, grafica pubblicitaria, illustrazioni, architettura: la versatilità è una dote che di certo non ti manca! Ma tra queste ci sarà qualche attività che ti diverte più delle altre: se sì, qual è?

Io mi ritengo prima di tutto un fumettista, perché l’arte del fumetto mi appassiona molto: è molto complesso infatti riuscire a realizzare un buon prodotto fondendo l’immagine al testo. I personaggi dovranno avere in ogni vignetta espressioni e posture del corpo che comunichino sempre al meglio. Poi la creatività, che continuo a ravvivare, ben si presta ad essere utilizzata in tutti gli altri campi.

 

Spesso sei impegnato nella realizzazione di mascotte per conto dei tuoi clienti. Come nasce l’idea di una mascotte?

La mascotte, come un logo, deve rappresentare al meglio il cliente e trasmettere in modo il più efficace possibile, e possibilmente simpatico, la sua filosofia. L’idea, o meglio le idee che poi saranno sottoposte al cliente, nascono da un’attenta analisi e riflessione del messaggio che dovrà comunicare: gli schizzi iniziali aiutano a dare forma alle idee che magari sono già ben chiare nella tua testa.


Passiamo ora ai fumetti. Ti occupi anche della sceneggiatura o preferisci concentrarti esclusivamente sul disegno? Come viene coordinata  la collaborazione con lo sceneggiatore, quando presente, e quali sono i passi fondamentali per concretizzare la sceneggiatura sulle tavole?

valentino_villanova_MOSTRI DEL MINIVOLLEY-minIl tema di cui dovrà trattare il fumetto, parlando di fumetti pubblicitari, viene dato dal cliente: assieme allo sceneggiatore si dovrà tradurre il messaggio in una storia avvincente, studiandone i personaggi, la trama, ma soprattutto valutando il linguaggio più adatto al target. Per esempio, quando i lettori sono bambini mi avvalgo dell’esperienza di Fred, che oltre ad essere sceneggiatore è un psicologo infantile.

Riguardo agli step per il passaggio dalle idee della storia alla messa su carta li sintetizzerei con:

– sinossi della storia (breve descrizione di massima della successione degli eventi)

– Stesura della sceneggiatura con suddivisione in pagine, vignette e singoli testi

– Storyboard della storia: rapidi schizzi che sintetizzano quanto scritto

– disegno delle tavole a matita, ripasso a china, colorazione digitale e infine impaginazione.

 

Come nasce il disegno di un personaggio inventato? Lo immagini prima nella mente e poi lo rappresenti sulla carta? Oppure lasci che la mano sia libera di abbozzare senza un’idea prestabilita?

Appena si inizia a parlare di un personaggio, visto che dovrà avere una ben determinata funzione, la mia mente inizia ad immaginarlo: i primi bozzetti normalmente hanno già tutte le caratteristiche che serviranno a quel personaggio. Poi si passa ai ritocchi ed ai dettagli che lo renderanno unico e riconoscibile.

 

Tecnicamente parlando, quali strumenti utilizzi per le tue realizzazioni? Quanto è realizzato a mano e dove si rende necessario l’ausilio del computer?

Nonostante le moderne tecnologie ti diano la possibilità di disegnare interamente con programmi digitali, personalmente non riesco a rinunciare alla sensazione che ti regala la matita, il pennarello o il pennello a contatto con la carta. Quindi tutti i miei disegni sono realizzati su carta fino all’inchiostrazione. Poi, scansionati ad alta risoluzione, sono sottoposti alla colorazione digitale per ottenere effetti facilmente modificabili.

 

I tuoi progetti per il futuro?

Il futuro è bello perché non sai mai cos’ha in serbo per te. Quasi ogni giorno mi si prospettano nuove avventure (leggi “proposte lavorative”) che rendono il mio lavoro sempre affascinante ed entusiasmante.

 

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